Book Review:
Machinima. 32 conversazioni sull’arte del videogioco.
Matteo Bittanti, Concrete Press, 2017.

a cura di Marco B. Carbone

 

Un machinima – da machine e cinema– è un testo filmico prodotto con un ambiente di rappresentazione originariamente digitale e interattivo. Prende forma nei primi Novanta, grazie alla possibilità di riscrivere il codice o utilizzare le situazioni e i personaggi dei giochi per registrare scene e ricavarne dei testi cinematografici. Ma è anche pratica di video-arte contemporanea: come ricorda Bittanti, non andrebbe relegato semplicemente nella dimensione ‘tecnoludica’ del videogioco, ma inserito in una storia della new media art che precede i giochi ed è capace di usare i testi di partenza come materia grezza.

Questo nuovo volume, che include interviste con 32 artisti internazionali (David Blandy & Larry Achiampong, Rewell Altunaga, Marta Azparren, Banjamin Bardou, Foci + Loci, Ip Yuk-Yiu, Les Riches Dounaniers, Miltos Manetas, Marco Mendeni tra gli altri) è un affresco di esperienze artistiche eterogenee, da cui emerge una definizione di machinima che sfugge alla semplice spettatorialità e che può tanto confermare quanto mettere in crisi la contrapposizione tra fandom e new media art proposta da Bittanti.


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